Dei baci di dama e delle Tonde Gentili

Qualche post fa avevo raccontato dei baci di dama preparati con le mandorle facendo voto di tornare su questi schermi con la versione più classica, quella che prevede l’utilizzo delle nocciole.
Che poi, si fa presto a dire nocciole.
Le regioni che più si danno da fare sulla produzione delle nocciole sono la Campania, la Sicilia, il Lazio e il Piemonte. Proprio in Piemonte viene coltivata la varietà forse più rinomata tra tutte, vale a dire le Tonde Gentili delle Langhe (o Tonda Gentile Trilobata) la cui produzione è concentrata nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria, in un’area compresa tra le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato.
Complice una trasferta torinese e l’occasione di fare un salto da Eataly, mi sono procurata delle Tonde Gentili che non hanno proprio niente a che vedere con le povere nocciole tristi vendute in bustina al supermercato (lo dico a ragion veduta visto che le avevo utilizzate di recente per una prima produzione nocciolosa).

E quindi, baci di dama alle mandorle o alle nocciole?
Prima di incrociare la mia strada con quella delle Tonde Gentili, la mia preferenza andava sulle mandorle. Un gusto più delicato, un amore ormai consolidato da anni, una consistenza del biscotto più piena. Dopo il colpo di fulmine di questo week-end eccomi pronta ad iscrivermi alla “Confraternita della Nocciola”  e ad indossare fiera ed orgogliosa la mantella, lo stemma, la medaglia e il distintivo.
E quindi, a parer di Sweetie, i baci di dama sono con la nocciola. Quella buona però! ^_____^

Di seguito vi riporto la ricetta dei baci di dama che vi avevo già raccontato qui : unica differenza è la minor quantità di zucchero.

INGREDIENTI
100 gr di tonde gentili delle Langhe (nocciole sgusciate e tostate di quelle buone-buone!)
100 gr di farina
80 gr di zucchero
100 gr di burro a temperatura ambiente
1 pizzico di sale
100 gr di cioccolato fondente

Tritate finemente le nocciole tostate nel mixer insieme allo zucchero, lo zucchero servirà ad assorbire l’olio rilasciato dalle nocciole. In una ciotola o nella planetaria aggiungete il burro morbido tagliato a pezzi, la farina e le nocciole tritate e cominciate ad amalgamare gli ingredienti.
Impastate il tutto fino ad ottenere un unico panetto, avvolgetelo nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per almeno un’ora.

Una volta che l’impasto si sarà rassodato, stendetelo con un mattarello facendo attenzione a dargli un’altezza uniforme. Con un tagliabiscotti ritagliate la pasta a pezzetti e con i pezzetti formate delle palline. Ogni biscotto dovrà pesare circa 6-8 gr,  procedendo in questo modo avrete tutti i biscotti della stessa misura. Disponete le palline di impasto su una placca ricoperta con la carta forno e rimettete le palline in frigorifero per altri 30 minuti.

A questo punto resta solo la cottura. Io ho cotto per 30 minuti a 150°.
Nel frattempo rompete il cioccolato a pezzetti e fatelo sciogliere a bagnomaria. Quando i biscotti saranno cotti, fateli raffreddare e poi procedete con il “montaggio” del bacio di dama. Non utilizzate subito il cioccolato fuso, fatelo raffreddare un attimo fino a che non risulti abbastanza denso. Aiutandovi con un cucchiaino o con una sac a poche, disponete il cioccolato sciolto sulla parte piatta del biscotto e ricoprite delicatamente con un altro biscotto. Mettete i baci di dama su un vassoio e lasciate che il cioccolato indurisca prima di servirli.

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Gattò di patate (miaaaaaooooo ^____^)

A volte sono i particolari a fare la differenza. In questo articolo, ad esempio, è degno di nota quell’accento finale che fa del “gattò” un piatto che vi consiglio e quindi una roba che niente ha a che vedere con i pelosi tutti-baffi-quattro-zampe-e-coda-all’insù che mi girano per casa (i.e.”gatto”)
Già, perché quando gli esserini pelosi che girano per casa sono tre, farne finire uno in forno sarebbe veramente un attimo, ma queste robe da noi non succedono: noi siamo gente a posto e i pelosi (I love Musi!!) stanno sempre in guardia! ^___^
Appurato quindi che non vi sto passando una versione rivisitata del gatto alla vicentina, finiamola di dire fesserie e veniamo al nostro gattò.
Il gattò di patate è un tipico piatto della cucina napoletana a base di patate. Fu introdotto dai cuochi francesi chiamati nel Reame di Napoli dalla regina Maria Carolina in occasione delle proprie nozze (1768), ma non ha proprio niente di francese, basta buttare un occhio sugli ingredienti per capirlo. La ricetta originale è fatta con patate, salame e provola ma si presta a mille varianti. E quindi, dopo aver chiesto scusa alla tradizione  – che se si offende fa brutto –  mettiamo le mani in pasta e sperimentiamo senza ritegno! ^___^

Il Gattò di patate viene cotto in forno, in una teglia piuttosto bassa e larga. Io l’ho provato caldo, appena sfornato, e poi ho fatto qualche esperimento con quello che era avanzato. Il giorno dopo l’ho diviso in monoporzioni con un coppapasta (vado matta per queste cose 😀 ) e l’ho passato per qualche minuto su una pentola antiaderente ben calda. Una bella scoperta sia come piccolo antipasto che per un buffet!

INGREDIENTI (per due persone)
500 gr di patate
1 uova
70 grammi di speck
100 grammi di scamorza affumicata
40 grammi di parmigiano grattugiato
30 grammi di burro
un goccio di latte se necessario
pangrattato
sale e pepe

Per prima cosa lessate le patate in acqua salata; sono pronte quando riuscite a infilarci una forchetta senza incontrare resistenza. In alternativa potete cuocerle al vapore, sempre più spesso mi capita di fare così. Mentre sono ancora molto calde schiacciatele e uniteci il burro a pezzetti.
Tagliate lo speck e la scamorza a pezzetti non troppo piccoli e uniteli al composto; aggiungete l’uovo, il parmigiano grattugiato e regolate di sale e pepe. A seconda di come vi sembra l’impasto unite il latte e amalgamate bene il tutto.

Imburrate una teglia larga e bassa e cospargetela di pangrattato. Versate il composto nella teglia, livellatelo con un cucchiaio, passate i rebbi di una forchetta sulla superficie in modo da creare una superficie rigata, e cospargetela di pangrattato.
Completate mettendo tanti piccoli fiocchetti di burro sulla superficie e infornate per una mezz’oretta in forno preriscaldato a 200 gradi o fino a quando il gattò non sarà dorato. Se dopo una ventina di minuti ancora fatica a prendere colore, andate di grill; alla fin fine è tutto già cotto, meglio non esagerare con la cottura in forno per non farlo seccare ^____^

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